Storie di sport: Giulia Ghiretti, dall’aria all’acqua

Prima medaglia, d’argento, e nuovo record italiano per Giulia Ghiretti nei 100m rana con il tempo di 1’54”60. “Ai Mondiali paralimpici di Glasgow tutta la squadra azzurra è stata bravissima, abbiamo portato a casa 11 medaglie”, sorride l’atleta parmigiana, che ha anche stabilito il nuovo record italiano nei 50m farfalla. Tre finali conquistate su tre gare disputate, due record e una medaglia: bottino pieno per l’azzurra classe 1994 che nel 2010, a 15 anni, ha perso l’uso di entrambe le gambe. Perché prima di diventare una campionessa di nuoto, Giulia era una ginnasta: “Nel gennaio del 2010 ero sul trampolino elastico, la mia disciplina. Sono caduta e mi sono rotta una vertebra. Nell’aprile del 2011 ero già in acqua: sport diverso, ma stessa carica di adrenalina”. I successi sono arrivati presto: per farla continuare a nuotare i genitori hanno creato l’associazione sportiva dilettantesca Ego Nuoto: “Vogliamo crescere: l’associazione è aperta a tutti gli altri atleti che vogliono nuotare”.

Hai sempre amato lo sport?
“Sì. Da piccolissima ho fatto per un anno ginnastica ritmica per poi passare all’artistica. A 8 anni cambiai palestra: l’allenatore della squadra di trampolino elastico mi vide e mi disse: ‘Hai il fisico adatto per questo sport, devi provare’. Impossibile rifiutare una proposta simile, infatti accettai. In quella disciplina ho fatto tante gare, ho partecipato ai Nazionali e agli Europei. Nel 2010 sono caduta in allenamento e ho subìto una lesione alla colonna vertebrale. Nel periodo della convalescenza l’adrenalina mi mancava moltissimo: appena mi sono rimessa ho chiesto con forza di tornare a fare sport”.

Dall’aria all’acqua?
“Il nuoto è l’unico sport in cui non devo stare seduta su una sedia a ruote, e poi mi è sempre piaciuto. Durante le vacanze estive, quando io e i miei fratelli eravamo piccoli, mia mamma pur di tenerci impegnati ci mandava a fare i corsi di nuoto. Ecco, i miei precedenti finiscono lì. All’inizio nemmeno volevo entrare in acqua, avevo paura. Poi tutto è andato veloce: nell’agosto 2013 il commissario tecnico della nazionale paralimpica Riccardo Vernole mi ha convocato per i mondiali in Canada, a Montreal: abbiamo vinto l’argento nella staffetta 4×50 stile libero”.

Quante volte a settimana ti alleni?
“Due ore al giorno in acqua tutti i giorni tranne la domenica, due volte a settimana in palestra. Frequento anche l’università: studio Ingegneria biomedica a Milano, le materie scientifiche sono sempre state le mie preferite. All’inizio ero indecisa tra biomedica e medicina, poi ho scartato medicina perché troppo lunga”.

Gareggiare ai tuoi livelli comporterà anche uno sforzo economico…
“Sì, ed è per questo che mamma e papà hanno dato vita all’associazione Ego Nuoto. Grazie a Ego Nuoto ho potuto partecipare ai Mondiali di Montreal del 2013, agli Europei di Eindhoven l’anno dopo e ai Mondiali di Glasgow. Per coprire i costi di allenamento e trasferte la spesa è di circa 20mila euro l’anno, sono tante le persone che continuano ad aiutarci”.

I tuoi prossimi impegni sportivi?
“In primis, gli Europei in calendario in Portogallo, a Madeira, dal 30 aprile al 7 maggio. E poi, il sogno di una vita: le Paralimpiadi a Rio de Janeiro a settembre. Di strada ce n’è ancora tanta, di mezzo ci sono ancora moltissimi allenamenti. Tra l’altro, per portami in Brasile insieme con altri 6 colleghi, è nato il progetto AcquaRio 2016: coinvolge 3 Regioni – Lombardia, Emilia-Romagna e Sardegna – e 4 società. Due gli allenatori, Massimiliano Tosin e Micaela Biava. Tutti hanno unito le proprie forze in modo che noi atleti potessimo mantenere il tesseramento con la nostra società di appartenenza ma allo stesso tempo potessimo riunirci in un unico team e avvalerci della stessa preparazione atletica. Noi 7 (oltre a Giulia, Federico Morlacchi, Arianna Talamona, Alessia Berra, Arjola Trimi, Susanna Ferrante e Francesca Secci, ndr) viviamo tutti a Milano, dove studiamo, lavoriamo e, soprattutto, ci alleniamo”.