Lorenzo Campana: “Lo sport riabilita il corpo e la mente”

Risponde alla prima telefonata mentre è in automobile di ritorno dalla palestra. “Faccio anche l’allenatore di 3 squadre giovanili di pallavolo femminile. Ora sono per  strada, la foto te la mando appena arrivo a casa, non vorrei distrarmi e ‘cioccare’: non ne ho bisogno”. Basta poco per cogliere lo spirito di Lorenzo Campana, 41enne di Correggio (Reggio Emilia). Nell’agosto del 2004, un incidente stradale in moto mentre andava a conoscere il nipote appena nato lo ha portato all’amputazione della gamba sinistra, lasciandogli parzialmente paralizzata la destra e dando una brutta piega alla sua esistenza: i lunghi mesi in ospedale, il dolore, la depressione, il non accettarsi più, lo stare chiuso in casa.  Sembra una vita fa, e il merito se ha ritrovato la sua strada è proprio dello sport.

“La pallavolo mi ha salvato la vita, letteralmente, se non avessi ripreso a fare sport non sarei andato lontano”, ammette con serenità. Lorenzo, Lollo per gli amici, prima dell’incidente era sempre stato uno sportivo: “A 13 anni atletica come mio fratello, poi per 15 anni pallavolo, facendo tutte le trafile dalla Prima divisione alla Serie C, ma anche nuoto e pesca subacquea la domenica”.  In piscina (“Nuotare era una delle poche cose che credevo potessi ancora fare”) ha conosciuto quella che è diventata la mamma di suo figlio Marco: “Lei era una giovane bagnina, mi rimproverò dopo che feci una vasca in apnea – racconta –. Io lo trovai eccessivo e, dopo la doccia, dalla mia sedia a ruote la buttai in acqua: ci conoscemmo così”.

Ed è sempre in piscina che un amico gli disse che, a Bologna, qualcuno aveva iniziato a praticare il sitting volley. “Il movimento doveva ancora partire, eravamo in pochi a giocare. Poi è cresciuto, abbiamo coinvolto anche i normodotati, sono nate le prime squadre e la Nazionale: dal 2014 sono sempre stato convocato tra gli Azzurri”. Dopo Bologna, Lollo ha giocato per 4 anni a Parma (“Abbiamo praticamente vinto tutto quello che potevamo vincere”) e, da quest’anno, a Campegine. “Il ricordo più bello è la prima vittoria internazionale con l’Italia: è stato contro la Georgia agli ultimi Europei, è stato un successo che cercavamo da tempo”.

Il sitting volley ha ridato a Lorenzo il piacere dell’agonismo (“Faccio le gare persino con gli amici al supermercato”), ma soprattutto ha ridato luce alle sue giornate. “Alla mia famiglia devo tutto, ma ha fatto un errore dopo l’incidente: mi voleva tenere sotto una campana di vetro. Quella non era la vita che avevo sempre fatto. Grazie allo sport ho potuto conoscere tante persone fantastiche con problemi simili o con disabilità che, a confronto, la mia non era niente. Ho smesso di piangermi addosso e di farmi problemi inutili, e ho preso coscienza delle mie capacità. Tutti possono fare sport, anzi: tutti devono fare sport. Lo sport riabilita il corpo e la mente”.

Lollo è uno dei 3 emiliano-romagnoli nel giro della Nazionale di sitting volley insieme a Federico Blanc, il capitano, e Ivo Parmiggiani. Gioca, si allena e allena: per le sue ragazze è anche un motivatore. “Alla loro età spesso si hanno problemi di autostima, io cerco di essere di esempio”. Anche per questo, gira per le scuole, incontrando bambini e giovani. “Racconto la mia storia e cerco di dare un’idea diversa delle persone con disabilità. La mia missione è eliminare il pietismo e la commiserazione che si provano nei nostri confronti”.