In piedi o seduto: Davide Scazzieri campione

Esordio con medaglia per l’imolese Davide Scazzieri, campione paralimpico di tennis tavolo e consigliere del Cip Emilia-Romagna, che al Torneo nazionale di Verona, che si è disputato lo scorso weekend, ha conquistato un bronzo nella sua “nuova vita seduto in carrozzina”.

Scazzieri, che ha partecipato alle Paralimpiadi di Londra del 2012, lo scorso 8 gennaio ha avuto un trauma che lo ha portato a ricoverarsi all’istituto di Montecatone, dove da tempo è il tecnico della società Sport è vita, sostenuta proprio dalla Fondazione Montecatone.

“Nell’attività praticata a Montecatone, ho cercato di trasmettere ai pazienti il valore dello sport, soprattutto nella nuova vita, perché lo sport riabilita il corpo e la mente – racconta Davide Scazzieri –. Ora ho avuto l’opportunità di dimostrare con i fatti quello che ho predicato per anni e ho deciso di partecipare al Torneo nazionale non per gloria personale, ma per rappresentare un esempio per chi si trova nella mia medesima situazione”.

A Verona, Scazzieri è stato fermato in semifinale da Alessandro Giardini, che si è poi aggiudicato il torneo. “Senza falsa retorica, ho vissuto una giornata indimenticabile – continua –: dopo più di vent’anni di gioco in piedi, avvicinarsi a un tavolo in carrozzina mi ha imbarazzato quanto le prime volte in cui ho iniziato a giocare e mi ha riempito di emozioni”.

Ma oltre alle emozioni e al piacere di incontrare gli amici pongisti, è arrivata per lui pure la medaglia, un inatteso terzo posto nella prova maschile delle classi 3-4-5. E la sua squadra, la Sport è vita, si è portata a casa anche un argento grazie a un’atleta che un anno fa era ricoverata a Montecatone e che il prossimo mese parteciperà ai Campionati italiani. Appuntamento a cui anche Scazzieri a questo punto non vuole mancare.

“Quando sono rientrato a Montecatone, con la medaglia di bronzo al collo come un adolescente e mi sono sdraiato nel letto 16 della mia stanza H ai post-acuti, invece di essere triste ero pieno di gioia, perché avevo giocato con la stessa grinta e determinazione che avevo quando ero in piedi: nulla doveva cambiare, e infatti nulla è cambiato – conclude Scazzieri –. Se prima ero convinto che lo sport è vita, ora ne ho la certezza, e lo predicherò ancora di più ai pazienti”.