Porcellato: “Con lo sport la vita è bella e piena di gioia”

Lo sport come strumento di salute cui tutti devono poter accedere. Questo il messaggio lanciato ieri dalla “Sala 100” della Fiera Skipass in occasione del convegno “Non arrendersi mai: da un evento drammatico all’oro paralimpico” a cura di Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa) e CIP (Comitato italiano paralimpico) dell’Emilia-Romagna.Dopo il saluto iniziale del dottor Germano Pestelli, vicepresidente Simfer, e di Gianni Scotti, presidente del CIP Emilia-Romagna, la parola è passata a Franco Bertoli, già campione di pallavolo e oggi presidente del CONI di Modena. “La funzione delle diramazioni territoriali del CONI è quella di essere vicini a tutti coloro che lavorano nello sport a partire dalle scuole. I giovani oggi sono sempre più sedentari e vittime di abitudini alimentati scorrette. Di qui l’importanza di portare avanti attività nelle scuole e formare istruttori e allenatori di alta qualità, perché per avvicinare i ragazzi allo sport è necessario individuare la disciplina che più piace e che offre l’attività motoria più adatta”.

“I recenti sviluppi nella gestione dell’attività paralimpica, con la costituzione delle federazioni paralimpiche, accentua il ruolo del CIP nella promozione e divulgazione dell’attività sportiva di base – ha commentato Gianni Scotti – . Questi obiettivi ci vedono impegnati in collaborazioni con i centri di riabilitazione, come l’ospedale di Montecatone, con le scuole, nella nostra regione sono 10 mila gli studenti con disabilità presenti nella popolazione scolastica tra i 6 e i 18 anni, e infine, in attività di promozione a fianco di partner come Inail regionale, il Centro Protesi Inail di Vigorso d Budrio”. “Fondamentale è inoltre l’attenzione alla formazione di tecnici preparati e ancora la lotta contro le barriere architettoniche, a partire dagli impianti sportivi fino alle case stesse delle persone con disabilità. Lo sport è uno strumento di salute, per questo dobbiamo mettere tutto il nostro impegno affinché i ragazzi si possano avvicinare allo sport e quindi praticarlo”.

Al termine dell’intervento di Scotti, ha preso la parola Germano Pestelli: “Gli interventi che abbiamo ascoltato – ha commentato Pestelli – mi hanno richiamato alla mente ciò che diceva già 400 anni fa Gerolamo Mercuriale, il primo medico dell’età moderna. Egli sosteneva, nel trattato De Arte gymnastica, che uno Stato civile non poteva non contemplare nel proprio corpo legislativo una legge dedicata alla pratica sportiva, aggiungendo che questa doveva essere graduata sulla persona, introducendo già nel Seicento quella figura del personal trainer che ciascuno di noi dovrebbe avere”.

Intervento più tecnico quello di Davide Villa, fisiatra dell’Ospedale di Montecatone (Imola) che ha ricordato alcuni numeri dei traumatizzati in cura nella struttura: “Ogni anno ricoveriamo 250 pazienti, il 40% proviene dall’Emilia Romagna, il 10% dalle regioni del Nord e il restante 50% dal Sud. Il 50% dei pazienti ha avuto incidenti stradali, l’età media è tra i 16 e i 30 anni.” “La degenza va dai 120 ai 180 giorni, la riabilitazione è intesa come una presa in carico globale del paziente e quindi prevede un progetto riabilitativo individuale realizzato da un’èquipe di medici per assicurare sia la riabilitazione motoria, respiratoria, la previsione di eventuali protesi, ma anche il reinserimento sociale e occupazionale”. “Un semplice ragionamento ha fatto sì che lo sport assumesse un ruolo fondamentale in questo progetto: lo sport ha indubbi benefici sulle persone normodotate, ne ha quindi di certo anche su chi ‘usa la carrozzina’”. “Dal 2003 è stata così implementata la procedura RGS, rieducazione tramite il gesto sportivo. Durante la degenza, le attività di riabilitazione prevedono attività sportive, da svolgersi al di fuori dell’Ospedale, negli impianti della città, così che spesso l’incontro con lo sport è anche il primo momento in cui i pazienti rientrano nel mondo esterno all’ospedale dopo l’evento traumatico”. Nel 2003, all’inizio del progetto, 73 sono stati i pazienti coinvolti; nel 2009 sono stati 132, anche grazie a una maggiore rosa di sport a disposizione: tennis, basket, nuoto, ping pong, tiro a segno, tiro con l’arco, golf. Se per i medici di Montecatone nessun effetto negativo è stato rilevato nella precoce pratica sportiva, la stessa sensazione è stata rilevata tramite questionari nei pazienti, che hanno dichiarato di apprezzare la pratica sportiva. “E soprattutto – ha concluso il Dott. Villa – hanno dimostrato la volontà di continuare a praticare sport una volta tornati a casa. Per fortuna dal 2009 è presente nel nostro ospedale uno sportello Cip dove un addetto del Comitato prende contatto con i pazienti per valutare le possibilità di praticare sport una volta rientrati a casa”.

Alessandro Gamper , allenatore di sci nordico e nello staff di Francesca Porcellato, ha illustrato la propria esperienza: “Mi viene spesso chiesto quanto lavoro ci sia dietro la preparazione di un atleta paralimpico: la preparazione è la stessa, richiede un impegno costante, lungo, duro con un adattamento continuo dei mezzi e delle strategie di lavoro. Con Francesca abbiamo cominciato nel 2006, a Torino, con un tipo di slittino che nei successivi 4 anni ha subito, grazie alle indicazioni di Francesca, continue modifiche che ne hanno ottimizzato il rendimento”. “È molto importante la sintonia con l’atleta, il quale in questo caso deve saper trasmettere ai tecnici le proprie sensazioni, fornire feedback sul lavoro svolto. In questo, lavorare con atleti come Francesca aiuta tantissimo”. “Da otto anni seguo la nazionale paralimpica di sci nordico, e anche negli altri paesi è consolidata la convinzione che lo sport sia una delle risorse fondamentali per la riabilitazione: fare attività sportiva garantisce a chi la pratica maggiore autonomia e qualità di vita”.

La parola è infine andata a Francesca Porcellato, atleta paralimpica undici volte campionessa paralimpica e con un medagliere da record a livello mondiale, europeo e italiano. La Porcellato, visibilmente emozionata, ha mostrato alla platea presente un video commentando al termine “Questo è sport, questa è gioia”. La campionessa ha poi letto la propria storia (“sono più brava a correre che a parlare”), in cui ha ricordato il momento dell’incidente, la fortuna in questo di poter comunque aspirare a una vita bella e interessante, la sfida continua con se stessa per poter realizzare il sogno di “sentire il vento tra i capelli”, con un motto sempre presente “crederci sempre, mollare mai” e con l’aiuto di uno staff di altissimo livello”. Che le ha permesso, lottando contro pregiudizi e difficoltà, di essere 11 volte sul podio delle paralimpiadi, siglare un record mondiale, conquistare 8 medaglie mondiali e 6 medaglie europee.

Un lungo emozionato applauso ha salutato la campionessa mondiale.