Storie di sport: Eleonora Sarti e il tiro con l’arco

Ci è voluta una gran delusione per dare una svolta al percorso sportivo di Eleonora Sarti, atleta romagnola classe 1986, ex nazionale di basket in carrozzina, oggi azzurra di tiro con l’arco. Sono state le tre medaglie di legno “conquistate” nelle tre specialità in cui si è presentata agli Europei di para-archery del 2014 a Nottwil, in Svizzera. Quei podi mancati di un soffio l’hanno prima buttata giù, tanto da farle pensare di appendere l’arco al chiodo, ma poi le hanno dato la forza di risalire, di stringere i denti e impegnarsi ancora di più. Uno sforzo che oggi le è valso il primo posto nel ranking assoluto di tiro con l’arco femminile. È lei, infatti, l’arciere più forte d’Italia, nonostante le malformazioni congenite a mano destra, gamba sinistra e piedi: “Il tiro con l’arco è l’unico sport che disabili e normodotati possono fare insieme” racconta. Eleonora (nella foto di Stefano Marino Fransoni) da 8 anni vive a Bologna, dove si è trasferita dalla sua Cattolica. A livello individuale gareggia per le Fiamme azzurre, il gruppo sportivo della Polizia penitenziaria, mentre in squadra tira per il Castenaso archery team.

Eleonora, hai sempre avuto passione per lo sport?
“Sì, grazie a mia madre, che mi ha fatto fare sport sin da piccola per farmi sentire alla pari con gli altri. Ho iniziato a tre anni con il nuoto, poi sono passata al nuoto agonismo, alla pallavolo, alla vela e al basket in carrozzina. È proprio con il basket che ho cominciato a fare sul serio: nel luglio del 2009 sono entrata in pianta stabile nella nazionale femminile, con cui nel 2013 ho partecipato agli Europei a Francoforte”.

Come sono andati?
“Male come risultato, anche se sono stata giudicata tra le migliori giocatrici della nazionale. Gli Europei sono stati però per me importantissimi perché è lì che ho capito, misurandomi con atlete di altri Paesi, di voler fare sport ad alti livelli”.

Ma perché dal basket sei passata al tiro con l’arco?
“Perché in Italia con il basket non avrei potuto andare lontano, per fare carriera avrei dovuto cambiare Paese. È stata la fisioterapista della nazionale di basket Chiara Barbi, che è anche fisioterapista della squadra di tiro con l’arco, a consigliarmi di provare. Il tiro con l’arco mi è piaciuto subito: a ottobre del 2012 ho iniziato ad allenarmi, nel gennaio del 2013 ho vinto i Campionati italiani paralimpici. Nel frattempo, però, ho continuato a giocare a basket e con i Bradipi di Bologna abbiamo fatto un primo posto a pari merito nel campionato di serie B. Avrei voluto chiudere la mia esperienza nel basket agli Europei che si disputeranno a fine agosto, ma quasi contemporaneamente si svolgeranno in Germania i Mondiali di tiro con l’arco, dove si vinceranno le prime carte per partecipare alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro”.

Qual è stata la più grande soddisfazione che ti ha dato fino adesso il tiro con l’arco?
“Sono tre. Una è la mia prima medaglia internazionale, il bronzo ai Mondiali para-archery di Bangkok nel compound misto con Alberto Simonelli. La seconda sono i tre record del mondo e i due ori che ho fatto a maggio ad Almere, in Olanda. La terza soddisfazione è che ora sono prima nel ranking italiano femminile. Ho anche fatto i minimi per entrare nella Nazionale olimpica, cosa che mi permetterebbe di confrontarmi con molti più atleti, visto che nel giro paralimpico siamo in pochi”.

Quante volte a settimana ti alleni e per quante ore al giorno?
“All’inizio mi allenavo in modo molto blando, ma dopo aver vinto il bronzo ai Mondiali di Bangkok, ho iniziato a farlo molto più seriamente. Ora mi alleno tutti i giorni, due volte al giorno, per 6-8 ore, anche di domenica quando non ho gare. Ci riesco perché non sto lavorando, ma sto cercando un impiego part-time, così da avere almeno il tempo di allenarmi la mattina o di pomeriggio”.

Quali sono le difficoltà economiche nell’allenarti così tanto e nel partecipare a gare e tornei in giro per l’Italia e il mondo?
“I tornei internazionali sono coperti dalla Federazione, mentre sono a carico mio le gare nazionali che faccio quasi ogni domenica. Poi c’è il materiale, che è molto caro. Giusto per fare un esempio: ho appena acquistato le frecce, le ho pagate circa 480 euro e ci potrò fare solo mezza stagione. Un arco professionale, che sarebbe da cambiare ogni anno, costa invece sui duemila euro. Servirebbero degli sponsor, ma non è facile trovarli: il mio non è uno sport tanto conosciuto”.

I tuoi prossimi impegni sportivi?
“La prossima settimana avrò i Campionati italiani para-archery, a fine agosto i Mondiali in Germania. Ma una cosa a cui tengo tanto sono i Campionati italiani ‘normo’ che saranno a fine settembre a Torino, dove spero di ottenere risultati importanti sia a livello individuale che in squadra. E poi il prossimo anno ci sono le Paralimpiadi di Rio, dove vorrei salire su uno dei tre gradini del podio nella gara individuale e nel mixed team”.

Lo sport per te è…
“Un modo di vivere. Quello che riesce a darmi lo sport non riesce a darmelo nient’altro. Con lo sport mi sfogo, mi metto alla prova e imparo tanto, dai successi, ma soprattutto dalle delusioni. Io ho sempre bisogno di nuove sfide per sentirmi orgogliosa di me stessa”.