Storie di sport: Federico Mancarella e la paracanoa

Bolognese, 23 anni a settembre, Federico Mancarella è un atleta azzurro della paracanoa. Tesserato per il Canoa Club Bologna, Federico è nato con la spina bifida, una malformazione della colonna vertebrale e del midollo spinale: “Ho i talloni bloccati, dal ginocchio in giù non ho muscoli e ho una gamba più lunga dell’altra, ma rispetto a molti ragazzi con la mia patologia io sono molto fortunato, perché riesco a essere abbastanza autonomo – racconta –. Grazie ai tutori riesco a stare in piedi e a camminare con stabilità e abbastanza equilibrio”. Federico a livello amatoriale pratica anche lo sci (“Ma mi affatica molto e dopo una giornata sulla neve ho dolori alla schiena, tant’è che vorrei provare il monosci con seduta”), il nuoto e pure il calcetto (“Sto in porta, però”). Ma è con la pagaia che ha avuto i maggiori successi, prima con la slalom, poi con lo canoa-polo e ora con la velocità. Prossimi impegni? Le qualificazioni per le Paralimpiadi di Rio, che decideranno il suo futuro agonistico. “La canoa è uno sport impegnativo, a luglio mi laureo e devo capire che cosa farò”.

Federico, quando ti sei avvicinato alla canoa?
“È stato nel 2010 grazie alla scuola, la canoa era una delle possibili attività extrascolastiche. Mi è piaciuta da subito: la prima volta sono andato in doppia con l’istruttore, poi ho provato la singola, ci ho preso mano e verso ottobre ho iniziato ad allenarmi nella specialità dello slalom. Con il freddo, però, ho preferito passare alla canoa-polo: si pratica in piscina, è uno sport di squadra e in più si gioca con la palla e, si sa, quando c’è di mezzo un pallone noi uomini non capiamo più nulla. Con la canoa-polo ho fatto due campionati di serie B e due in A1. Ma nel frattempo ho continuato a gareggiare nello slalom, vincendo dal 2012 al 2014 il titolo italiano nella categoria K1 classe Lta (Legs, trunk and arms; atleti con disabilità che consente di utilizzare arti superiori, tronco e arti inferiori per pagaiare, ndr).

E l’incontro con la velocità quando c’è stato?
“Alla Gara del Reno del 2012 il selezionatore della squadra nazionale mi ha prospettato che avrei potuto avere buone chance nella velocità, così ho iniziato a dedicarmici, riducendo l’impegno con la canoa-polo”.

L’allenatore ci aveva visto giusto? Che risultati hai avuto?
“Nel 2012 ho fatto la prima gara regionale, poi mi sono messo sotto e nel 2013 ho partecipato alla selezione per la nazionale, entrando nel giro azzurro. Il 2014 è stato il mio anno boom: sono arrivato secondo alla Coppa del mondo, poi sono stato ‘riclassificato’ come Ta (Trunk and arms; appartengono a questa classe gli atleti che utilizzano tronco e arti superiori, ma che non hanno la capacità di applicare la forza sul puntapiedi o sul sedile al fine della propulsione dell’imbarcazione, ndr) e ho preso il bronzo agli Europei in Germania e un quinto posto ai Mondiali in Russia. A livello italiano ho vinto il titolo nazionale sui 200 metri e sui 500 metri a Milano”.

Qual è stata la più grande soddisfazione?
“Sicuramente il terzo posto agli Europei a Brandeburgo. Era la mia prima vera trasferta e l’ansia era tanta, anche perché i miei compagni avevano già vinto e volevo dimostrare a me stesso e alla squadra di essere all’altezza. Dopo la medaglia mi hanno fatto il ‘battesimo’ per essere diventato internazionale: il battesimo è una punizione a scelta, tra le varie possibilità ho preferito farmi rasare i capelli solo da una parte”.

E delusioni ne hai avute?
“No, in gara no. Però la canoa è uno sport duro e per avere fama devi far la fame. Se si vogliono tenere livelli alti bisogna allenarsi due volte al giorno, diventa un lavoro, che però non è retribuito. Io a luglio mi laureo e non so ancora se potrò continuare ad allenarmi, anche perché ho una pensione di invalidità minima e non me lo posso permettere di non lavorare. Ma se la stagione sportiva va bene…”.

Perché? Che cosa ti aspetta?
“Prossimamente avrò gli Europei in Repubblica Ceca, poi la Coppa del mondo e a fine agosto l’appuntamento più importante, le qualificazioni per le Paralimpiadi di Rio de Janeiro. L’Ipc, il Comitato paralimpico internazionale, ha stravolto le specialità, per cui ci sarà molta più concorrenza e soltanto sei atleti potranno avere il pass”.

Ma, in generale, per te lo sport che cosa rappresenta?
“Per me è svago, sfogo, libertà, stare all’aria aperta. La canoa mi aiuta a scaricare le tensioni e mi apre la mente, mettendomi a confronto con persone diverse. I miei compagni di squadra mi hanno insegnato molto, mi hanno dato motivazione e coraggio. Se prima mi abbattevo per poco, ora ho imparato a tenere duro e ad andare avanti nei momenti di difficoltà”.